Il divieto di vendita di cosmetici testati su animali non deve più essere posticipato

Il 7° emendamento della Direttiva cosmetici (76/768/CEE) del 2003 prevede che a partire dal 2013 vengano banditi in Europa tutti i test su animali per i prodotti cosmetici. Adesso, sette anni dopo, la Commissione si dichiara incapace di rispettare l’impegno preso, sostenendo che alcuni test sostitutivi non saranno ancora disponibili nel 2013.

Mentre la Commissione aspetta la validazione di metodi sostitutivi per proibire i test su animali, il Parlamento considera che per le industrie, per gli Stati membri e per la Commissione stessa, il divieto sarebbe il principale incitamento allo sviluppo e alla convalida dei metodi sostitutivi alla sperimentazione animale.

(Se la vostra associazione o la vostra società è per il divieto totale di commercializzare - sul territorio europeo - i cosmetici testati su animali, sostenete questa campagna iscrivendovi qui : support@ban-it-all.com)

 


 

6 motivi per mantenere il divieto di commercializzare cosmetici testati su animali nell’Unione Europea :

 

  1. Il divieto di commercializzare cosmetici testati sugli animali, inizialmente previsto nel 1998, è già stato respinto varie volte per accontentare gli industriali. La Commissione Europea è arrivata a dimenticare che questa proibizione era fondata su ragioni etiche.
  2. Una società civile non ha bisogno di nuovi cosmetici, se produrli significa accecare, ustionare, avvelenare, soffocare e uccidere animali: sono ampiamente sufficienti i cosmetici cruelty-free già esistenti sul mercato.
  3. I test su animali che la Commissione europea vuole mantenere in vigore non servono a proteggere la salute dei consumatori. Il principio che la sperimentazione animale non sia scientificamente affidabile né predittiva per l’uomo è riconosciuto da un numero sempre crescente di accademici e istituzioni di prestigio internazionale. Con forza sempre maggiore vengono richiesti un radicale cambiamento di paradigma nel campo della tossicologia e la sostituzione delle prove su animali con i test in vitro, in silico e con le tecnologie "-omiche" che si servono di materiale di origine umana.
  4. Poiché i test sugli animali non sono predittivi per la specie umana, siamo noi le vere cavie su cui le aziende sperimentano ogni giorno l’eventuale pericolosità di ciò che producono. E' sui consumatori che vengono testati i 20.000 nuovi prodotti immessi ogni anno sul mercato.
  5. Un approccio fondato sul “peso dell’evidenza” (epidemiologia, osservazione clinica, studi in vitro e in silico) deve sostituire l’attuale procedura di convalida dei metodi sostitutivi: così com’è concepita, infatti, essa rappresenta il maggiore ostacolo al riconoscimento normativo dei nuovi test. Inoltre impedisce l’uso delle tecnologie già esistenti che sono di gran lunga più affidabili, rapide ed esaustive per la conoscenza degli effetti nocivi delle sostanze. Anche lo sviluppo dei metodi sostitutivi deve essere favorito con tutti gli strumenti a disposizione: vanno promossi, finanziati, pubblicizzati, resi obbligatori per legge.
  6. La legge chiede, a ragione, che i test sostitutivi siano scrupolosamente vagliati e convalidati, ma lo stesso obbligo non esiste e non è mai esistito per i test con gli animali (nessuno di loro, infatti, è mai stato convalidato): due pesi e due misure dettati più dalla ricerca di profitto che dalla ricerca scientifica. Se alla sperimentazione animale fosse applicato lo stesso rigore scientifico e metodologico, essa sarebbe fuori legge da molto tempo!